2 Documentari di Salvatore Sardu girati fra gli anni '70 e gli '80 in pellicola super8:

– Carbonia, una città che resiste
Finita la guerra, il carbone Sulcis non serve più. La disperata resistenza dei minatori e della città contro i piani di smantellamento delle miniere.
durata: 30 min. anno: 1983

– Carbonia non deve morire
Le drammatiche lotte operaie di Portovesme. L'occupazione della Metallotecnica e l'arresto dei delegati Cossu e Perra.
durata: 20 min. anno: 1972

Ottobre 1935: le truppe italiane invadono l’Etiopia. L’Italia fascista, gerarchi, banche e industrie, come Fiat, Snia, Pirelli, Breda ecc, cercano il loro posto al sole. In risposta la Società delle Nazioni, decreta sanzioni economiche verso l’Italia, che così non potrà acquistare dall’estero prodotti essenziali per il suo sviluppo. Per questo si decide di sfruttare anche il carbone del Sulcis e si creerà la città di Carbonia per alloggiare i minatori. Lo stesso duce, nel Dicembre del 1938, verrà ad inaugurarla. Ma dopo un tumultuoso aumento della produzione e della popolazione, arrivato a 29.000 abitanti, arriverà la crisi. Finita la guerra torna in Italia il più conveniente carbone straniero e per Carbonia inizia l’agonia. Il film narra le eroiche lotte dei minatori, e dell’intera popolazione, per la sopravvivenza della città. Epico lo sciopero dei 72 giorni, il più lungo che la storia mineraria sarda ricordi, e la marcia a piedi sino a Cagliari. Queste grandi manifestazioni porteranno infine al passaggio all’Enel dei minatori e alla costruzione a Portoscuso del polo industriale di Portovesme. Il film è preceduto da una toccante poesia: Miniera di Serbariu.

MINIERA DI SERBARIU

E’ rimasto lui solo

il vento

a scuotere fronde

d’alberi strani

su pavimenti

di morte officine

senza impronte di passi

o di mani

veloci nell’aria.

Né frastuoni

secche parole

l’argano scorre

sull’immenso tamburo

funi d’acciaio si snodano

gabbie dal ventre oscuro

salgono

fantasmi

alla luce improvvisa

dilatate pupille serrano.

Più nulla.

E’ rimasto lui solo

il vento

a scuotere fronde

d’alberi strani.

Salvatore Sardu, 1983